la testa si sotterra nella sabbia. ma le ginocchia non si piegano, stagliate nel vento. il culo ritto e nudo si rivolge a treesessanta. non è vero che sentirò dolore, non è che la sabbia che lenta mi ingoia mi dia poi così fastidio. lo schianto dei vulcani in erezione: onnipotenza erotica della mia vigliaccheria. triangolazione della schiena con le gambe con la linea lunga del suolo. colonna tesa e diagonale in attesa di possesso. godono persino i reni, qualche strato sotto la stretta delle mani. cerco ossigeno fra i granelli e i meandri: sempre meno. da sempre, troppo poco. e allora che la scelta sia mia. che sia io a illudervi di essere stuprata. mentre vi fotto.